Donna che pratica la posizione del Guerriero su sedia durante una pratica di yoga adattato

Yoga e sclerosi multipla: allenarsi meno o meglio?

Quando parliamo di yoga e sclerosi multipla, prima o poi nasce una domanda: dobbiamo allenarci meno?

È una domanda che ritorna spesso quando si parla di movimento e attività fisica nella SM.

Eppure, forse, prima ancora di chiederci “quanto” movimento sia giusto fare, potrebbe essere interessante cambiare prospettiva e domandarci:

“E se invece di pensare semplicemente a fare meno, imparassimo a conoscere meglio le risposte del corpo?”

È una riflessione che nasce dal mio percorso come insegnante di yoga, dagli approfondimenti sul rapporto tra yoga e sistema nervoso e dall’esperienza di pratica con persone con sclerosi multipla.

Yoga, movimento e sclerosi multipla: non siamo tutti uguali

Questa è probabilmente la prima cosa da ricordare quando parliamo di movimento e sclerosi multipla.

Non esiste una persona con SM uguale a un’altra.

C’è chi corre, chi nuota, chi va in palestra, chi pratica yoga e chi può sostenere allenamenti anche impegnativi.

Altre persone possono convivere con difficoltà di equilibrio, rigidità, spasticità, problemi motori o una fatica importante e avere quindi necessità completamente diverse.

E anche nella stessa persona le capacità possono cambiare da una giornata all’altra.

Il caldo, la stanchezza, una notte dormita male o una maggiore rigidità possono modificare il modo in cui il corpo risponde al movimento.

Per questo credo poco nelle formule rigide applicate indistintamente a tutti.

Non solo quanto ci alleniamo, ma come

Quando parliamo di allenamento siamo abituati a ragionare attraverso i numeri.

Quanti minuti?

Quante volte alla settimana?

Quante ripetizioni?

Sono parametri importanti, ma non sono gli unici.

Un’altra domanda potrebbe essere:

“Come sto distribuendo il movimento?”

Non è detto che tutto debba essere concentrato in un unico allenamento lungo ed estenuante.

Per alcune persone potrebbe essere più sostenibile distribuire il carico durante la giornata.

Per esempio, venti minuti di attività aerobica al mattino e, qualche ora dopo, una breve pratica di yoga, mobilità o stretching.

Il corpo riceve comunque stimoli differenti, ma trova anche lo spazio per recuperare.

E forse, quando parliamo di allenamento e sclerosi multipla, il recupero merita la stessa attenzione dell’attività stessa.

Il recupero fa parte dell’allenamento

Essere stanchi dopo l’attività fisica non significa necessariamente aver esagerato.

Un corpo che lavora si affatica.

Può però essere utile osservare quello che accade dopo.

Come sto un’ora dopo l’allenamento?

Come mi sento la sera?

Quanto tempo impiego per recuperare?

La stanchezza è proporzionata allo sforzo?

Alcuni sintomi sono temporaneamente aumentati?

Osservare queste risposte può aiutarci a comprendere meglio come il corpo reagisce a un determinato carico.

Ascoltare il corpo non significa considerarlo fragile.

E non significa necessariamente fermarsi ogni volta che compare un po’ di fatica.

Significa imparare a conoscerne le risposte e, con il tempo, trovare un equilibrio tra stimolo e recupero.

Yoga e sclerosi multipla: l’importanza di diversificare

Quando parliamo di yoga e sclerosi multipla, credo sia importante ricordare una cosa: lo yoga può essere parte del movimento, ma non deve necessariamente essere l’unica attività.

Personalmente credo molto nella varietà.

Quando sono presenti necessità riabilitative specifiche, la fisioterapia e il lavoro individualizzato con professionisti qualificati hanno naturalmente un ruolo fondamentale.

Accanto a questo possono trovare spazio, quando adatte alla persona, diverse forme di attività:

  • lavoro sulla forza;
  • attività aerobica;
  • piscina;
  • mobilità;
  • stretching;
  • equilibrio;
  • yoga.

Non credo che una disciplina debba necessariamente sostituirne un’altra.

Possono essere strumenti differenti attraverso i quali allenare capacità differenti.

Una settimana di movimento, quindi, potrebbe essere composta da attività diverse e anche da sessioni di durata diversa.

L’obiettivo non dovrebbe essere semplicemente “fare tanto”, ma trovare un carico che possa essere sostenuto e recuperato.

Perché lo yoga può essere interessante?

Qui entro nel campo che conosco più da vicino.

Sono un’insegnante di yoga e negli anni il mio interesse si è concentrato in particolare sul rapporto tra pratica, movimento e sistema nervoso.

Lo yoga non è una cura per la sclerosi multipla e non sostituisce fisioterapia, riabilitazione o terapie mediche.

Può però rappresentare uno degli strumenti attraverso cui lavorare sul corpo e sul movimento.

E c’è una caratteristica che trovo particolarmente interessante.

Nello yoga non lavoriamo soltanto sul movimento.

Lavoriamo anche sull’attenzione che portiamo al movimento.

Pensiamo, per esempio, a una posizione in piedi.

Dove sto distribuendo il peso?

Come percepisco l’appoggio dei piedi?

Dove si trova il mio corpo nello spazio?

Come sto respirando?

Riesco a mantenere l’equilibrio?

Posso modificare qualcosa senza perdere stabilità?

In una posizione apparentemente semplice possono incontrarsi forza, mobilità, equilibrio, propriocezione, respirazione e consapevolezza corporea.

Ed è proprio questo aspetto ad avermi portata ad approfondire il rapporto tra yoga e sistema nervoso.

Yoga adattato: modificare non significa fare meno

La posizione del Guerriero sulla sedia che ho scelto come immagine di questo articolo rappresenta molto bene questo concetto.

Una sedia non rende il Guerriero una posizione “meno yoga”.

Cambia semplicemente il modo in cui quella posizione viene proposta.

Possiamo utilizzare una sedia, un muro, un blocco o un altro supporto.

Possiamo ridurre l’ampiezza di un movimento.

Possiamo fermarci.

Possiamo riprovare.

E possiamo anche scoprire che quel giorno il corpo è pronto per qualcosa in più.

Adattare non significa arrendersi.

Significa permettere alla pratica di incontrare la persona, invece di pretendere che sia sempre la persona a doversi adattare alla posizione.

Questo, secondo me, è uno dei concetti più interessanti quando avviciniamo yoga e sclerosi multipla.

Non partire da ciò che una persona non può fare, ma cercare il modo più adatto per permetterle di muoversi.

NeuroYoga: yoga e sistema nervoso

Chi legge questo blog avrà probabilmente incontrato più volte la parola NeuroYoga.

È il termine che utilizzo spesso per raccontare il mio modo di guardare alla pratica, nato da una formazione yoga con particolare attenzione al sistema nervoso.

Non è una terapia e non vuole sostituire alcun percorso sanitario.

Mi interessa ciò che accade mentre il corpo si muove: equilibrio, propriocezione, coordinazione, respirazione, attenzione e percezione corporea.

La domanda quindi non è soltanto:

“Riesco a fare questa posizione?”

Ma anche:

“Che cosa sta facendo il mio corpo mentre provo a farla?”

È una differenza piccola solo in apparenza.

Yoga non significa soltanto rilassamento

Quando diciamo yoga è facile immaginare una persona seduta a gambe incrociate, con gli occhi chiusi, intenta a respirare lentamente.

Ma lo yoga può essere anche lavoro fisico.

Possiamo lavorare sulla forza, sull’equilibrio, sulla mobilità, sulla stabilità e sulla coordinazione.

Allo stesso tempo possiamo utilizzare il respiro e i momenti più tranquilli della pratica per lavorare sul rilassamento e sulla consapevolezza.

È proprio questa capacità di mettere insieme aspetti differenti che trovo particolarmente interessante nello yoga.

Non dobbiamo necessariamente scegliere tra “allenarci” e “rilassarci”.

All’interno della stessa pratica possiamo attraversare momenti di attivazione e momenti di recupero.

Anche il caldo può cambiare l’allenamento

Quando parliamo di attività fisica e sclerosi multipla dobbiamo considerare anche un’altra variabile: la temperatura.

In alcune persone con SM l’aumento della temperatura corporea può accentuare temporaneamente alcuni sintomi.

Anche l’ambiente nel quale ci muoviamo può quindi influire sul modo in cui viene percepito lo stesso allenamento.

Possiamo scegliere un ambiente più fresco, modificare l’intensità, prevedere delle pause o scegliere un’attività differente.

Ancora una volta, adattare non significa necessariamente fare meno.

Significa trovare condizioni più adatte alla persona.

Quanto dovrebbe allenarsi una persona con sclerosi multipla?

Non credo che la risposta possa essere semplicemente un numero valido per chiunque.

Esistono raccomandazioni sull’attività fisica per le persone con sclerosi multipla e, soprattutto in presenza di sintomi o limitazioni specifiche, è importante rivolgersi ai professionisti appropriati per una valutazione individuale.

Ma accanto alla domanda “quanto?” trovo interessante aggiungerne altre.

Di cosa ha bisogno quella persona?

Forza?

Resistenza?

Mobilità?

Equilibrio?

Recupero?

Rilassamento?

E soprattutto: come risponde il suo corpo a quello stimolo?

La risposta non sarà necessariamente sempre la stessa.

E forse è proprio qui che il concetto di carico diventa interessante.

Non soltanto quanto facciamo, ma quanto quel movimento è sostenibile per quella persona, in quel momento.

Yoga e sclerosi multipla: non necessariamente fare meno

Il rapporto tra yoga e sclerosi multipla, quindi, non dovrebbe essere costruito intorno all’idea del limite, ma intorno alla possibilità di adattare il movimento alla persona.

Forse il punto non è partire dall’idea che sclerosi multipla significhi automaticamente fare meno.

Può significare imparare a diversificare.

A distribuire il carico.

A recuperare.

Ad adattare.

E ad affidarsi a professionisti qualificati quando è necessario.

Lo yoga può trovare il proprio spazio all’interno di questo percorso non perché debba sostituire altre attività, ma proprio perché può aggiungere qualcosa di diverso.

Forza e morbidezza.

Equilibrio e movimento.

Attivazione e rilassamento.

Respiro e attenzione.

Per me yoga e sclerosi multipla si incontrano soprattutto qui.

Non nella ricerca della posizione perfetta e nemmeno nel tentativo di dimostrare qualcosa.

Ma nella possibilità di costruire, giorno dopo giorno, una relazione più consapevole con il corpo e con il movimento.

Forse, allora, la domanda non è soltanto:

“Con la sclerosi multipla devo allenarmi meno?”

Ma:

“Come posso imparare ad allenarmi meglio?”

Un respiro e un movimento alla volta.

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