La donna che eri dieci anni fa ti assomiglia ancora?

Qualche giorno fa mi sono fatta una domanda: se incontrassi oggi la donna che ero dieci anni fa, quanto mi assomiglierebbe?

Non parlo soltanto del corpo o di quello che vedrei allo specchio. Penso a quello che mi piaceva, alle persone che frequentavo, alle cose che mi preoccupavano, a come trascorrevo il mio tempo e a quello che immaginavo sarebbe stato il mio futuro.

Alcune parti di quella donna le riconosco benissimo. Altre molto meno.

Credo che succeda a tante di noi. Continuiamo a sentirci le stesse, eppure ogni tanto ci sorprendiamo a pensare: “Una volta non ero così”. Magari avevamo più voglia di uscire, sopportavamo situazioni che oggi non sopporteremmo, davamo importanza a cose che adesso ci sembrano quasi irrilevanti. Anche il corpo cambia, naturalmente, ma non è soltanto una questione di età: cambiano le esperienze, le priorità e quello che desideriamo dalla nostra vita.

La cosa curiosa è che spesso continuiamo a usare la donna che eravamo come termine di paragone per quella che siamo oggi. “Prima riuscivo a…”, “prima avevo più energia”, “prima ero più…”.

Ma in dieci anni abbiamo vissuto dieci anni.

Abbiamo incontrato persone, affrontato difficoltà, cambiato idea, magari cambiato lavoro, visto trasformarsi le nostre relazioni, imparato qualcosa e disimparato qualcos’altro. È abbastanza normale che la donna che ne è uscita non sia identica a quella che c’era all’inizio.

E se cambia la persona, può cambiare anche lo yoga

È una cosa alla quale penso spesso quando pratico e quando insegno.

Anche quello che cerchiamo nello yoga può cambiare nel tempo. Possiamo avvicinarci alla pratica perché vogliamo diventare più flessibili, sentirci più forti o riuscire finalmente a fare una determinata posizione. Qualche anno dopo potremmo continuare a desiderare esattamente le stesse cose oppure scoprire che sul tappetino stiamo cercando tutt’altro.

Magari abbiamo bisogno di muoverci di più. Oppure di rallentare. Vogliamo lavorare sull’equilibrio, sulla forza, sul respiro, sulla concentrazione. O semplicemente desideriamo un’ora nella quale l’attenzione possa finalmente tornare verso di noi.

Ed è uno dei motivi per cui non ho mai amato molto l’idea che sia la persona a doversi adattare alla pratica.

Per me dovrebbe succedere il contrario.

La pratica che andava bene per me qualche anno fa non deve necessariamente essere quella giusta oggi. E persino la pratica che mi è servita la settimana scorsa potrebbe non essere quella di cui ho bisogno questa sera.

Questo non significa assecondare sempre il corpo o evitare ciò che è difficile. A volte abbiamo bisogno proprio di fare qualcosa che ci mette alla prova. Significa però partire da una domanda molto semplice: “Come sto oggi e di cosa ho bisogno?”

Forse non dobbiamo tornare indietro

Si sente spesso parlare del bisogno di “ritrovare se stesse”. È un’espressione che mi ha sempre fatto pensare: ritrovare chi?

Non sono sicura di voler tornare alla donna che ero dieci anni fa. Quella donna fa parte di me e mi ha portata fin qui, ma nel frattempo ho vissuto cose che lei non conosceva ancora.

Lo yoga, almeno per come lo intendo io, non dovrebbe servire a riportarmi indietro. Dovrebbe aiutarmi a conoscere la persona che sale sul tappetino oggi.

Forse è proprio questo uno degli aspetti più belli della pratica: non ci chiede di essere quelle che eravamo e nemmeno quelle che pensiamo di dover essere. Ci chiede di partire da dove siamo.

E allora, invece di domandarci ogni volta cosa abbiamo perso rispetto a dieci anni fa, potremmo provare a cambiare domanda.

La donna che eri dieci anni fa ti assomiglia ancora?

E soprattutto: quella che sei diventata, l’hai conosciuta davvero?

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