Settembre non deve essere una corsa: può essere il momento per tornare a te!

Settembre ha sempre qualcosa di particolare.

Le vacanze finiscono, le giornate iniziano lentamente a cambiare e tornano gli orari, gli impegni, il lavoro, la scuola, le cose lasciate in sospeso.

E insieme arriva spesso quella sensazione familiare:

“Da settembre ricomincio.”

Ricomincio ad allenarmi.
Ricomincio a mangiare meglio.
Ricomincio a organizzarmi.
Ricomincio a prendermi cura di me.

Settembre diventa quasi un secondo Capodanno.

Una pagina bianca sulla quale scriviamo buoni propositi, programmi e intenzioni.

Il problema è che, quasi senza accorgercene, anche il prenderci cura di noi può trasformarsi nell’ennesima cosa da fare bene.

Un altro obiettivo.

Un’altra promessa.

Un’altra voce nella lista degli impegni.

E se quest’anno settembre significasse qualcosa di diverso?

Prendersi cura di sé non significa aggiungere un altro impegno

Spesso immaginiamo il benessere come qualcosa che richiede necessariamente disciplina, forza di volontà e grandi cambiamenti.

Dobbiamo allenarci di più.

Dormire meglio.

Mangiare meglio.

Essere più organizzati.

Meditare.

Muoverci.

Rilassarci.

E persino il rilassamento rischia di diventare qualcosa in cui dobbiamo essere bravi.

Ma prendersi cura di sé può iniziare in un modo molto più semplice.

Accorgersi di come stiamo respirando.

Sentire che le spalle sono rimaste sollevate per ore.

Riconoscere la stanchezza prima di arrivare al limite.

Fare un movimento perché ci fa stare bene, non perché dobbiamo raggiungere un risultato.

Fermarsi qualche minuto senza sentirsi in colpa.

Sono gesti piccoli.

Ma spesso è proprio da lì che ricominciamo a costruire una relazione diversa con il nostro corpo.

Il corpo non conosce il calendario

Il primo settembre può rappresentare simbolicamente una ripartenza.

Il nostro sistema nervoso, però, non sa che è settembre.

Non sa che le vacanze sono finite e che adesso dovremmo essere nuovamente produttivi, organizzati ed energici.

Porta semplicemente con sé ciò che abbiamo vissuto.

La stanchezza.

I periodi difficili.

Le preoccupazioni.

Ma anche il riposo, le esperienze piacevoli e tutto ciò che durante l’estate ci ha fatto rallentare.

Per questo il ritorno alla routine può essere molto diverso da persona a persona.

Qualcuno sente energia e voglia di ricominciare.

Qualcun altro sente stanchezza.

Qualcuno ha bisogno di movimento.

Qualcun altro ha bisogno prima di ritrovare ritmo e spazio.

Non esiste un modo giusto di ripartire.

Esiste il punto in cui siamo oggi.

Ed è da lì che possiamo cominciare.

Forse settembre può iniziare dall’ascolto

È uno dei principi che cerco di portare anche nelle mie lezioni di NeuroYoga e yoga a Montecatini Terme e in Valdinievole.

Non partire da ciò che il corpo “dovrebbe” riuscire a fare.

Partire da dove si trova oggi.

Ci sono giorni in cui abbiamo energia.

Altri in cui ne abbiamo molta meno.

E ci sono corpi che, per età, stanchezza, dolore, difficoltà di movimento o semplicemente per il momento che stanno attraversando, hanno bisogno di una pratica diversa.

È anche questo il senso dello yoga adattato: non chiedere alla persona di adattarsi alla pratica, ma permettere alla pratica di adattarsi alla persona.

Un movimento può diventare più piccolo.

Una posizione può essere modificata.

Possiamo praticare in piedi, a terra oppure su una sedia.

Il respiro può diventare parte della pratica tanto quanto il movimento.

E anche fermarsi può diventare parte della pratica.

Perché prendersi cura di sé non significa fare ciò che fanno tutti gli altri.

Significa anche imparare a riconoscere ciò di cui il nostro corpo ha bisogno oggi.

Non c’è bisogno di aspettare di essere più forti, più flessibili, più allenati o più energici per cominciare.

Possiamo cominciare dal corpo che abbiamo.

Oggi.

Ma prendersi cura di sé significa anche non rimandare

C’è però un’altra trappola in cui è molto facile cadere.

Aspettare.

Aspettare di avere più tempo.

Di essere meno stanchi.

Che finisca un periodo complicato.

Che il lavoro diventi più tranquillo.

Che passi quella preoccupazione.

Che arrivi il momento giusto.

E così qualcosa che dovrebbe farci stare bene continua a scivolare in fondo alla lista.

“Comincio lunedì.”

“Da settembre.”

“Quando avrò sistemato questa cosa.”

“Quando avrò più tempo.”

“Quando mi sentirò meglio.”

E quel momento continua a spostarsi un po’ più avanti.

Il problema è che la vita raramente ci consegna settimane perfettamente libere, senza imprevisti, preoccupazioni, stanchezza o responsabilità.

Ci sarà quasi sempre qualcosa da fare.

Qualcuno di cui occuparsi.

Un problema da risolvere.

Una giornata particolarmente piena.

E se aspettiamo che tutto sia al posto giusto prima di dedicarci attenzione, rischiamo di continuare a rimandare.

Non serve partire in grande. Serve partire.

Prendersi cura di sé non significa necessariamente rivoluzionare le proprie giornate.

Non significa allenarsi ogni giorno.

Non significa meditare un’ora.

Non significa cambiare improvvisamente tutte le proprie abitudini.

Può significare semplicemente decidere di cominciare.

Anche con poco.

Dieci minuti.

Una passeggiata.

Una pratica.

Un momento in cui il telefono rimane lontano.

Qualche respiro fatto con attenzione.

Un’ora della settimana che scegliamo di proteggere.

Perché non è necessario fare un salto enorme per poter dire di essere andati avanti.

Qualsiasi passo che ti porta via dal punto in cui sei è già un progresso.

Anche piccolo.

Anche lento.

Anche diverso da quello che avevi immaginato.

Non dobbiamo aspettare di sentirci completamente pronti.

Possiamo partire dal tempo che abbiamo.

Dall’energia che abbiamo.

Dal corpo che abbiamo oggi.

L’importante è non restare immobili aspettando il momento perfetto per cominciare.

Non dobbiamo arrivare al limite per occuparci di noi

Forse c’è un’altra idea che vale la pena lasciare andare.

Quella secondo cui dobbiamo stare davvero male prima di concederci attenzione.

Non dobbiamo arrivare esausti per riposare.

Non dobbiamo aspettare che il corpo inizi a protestare per ascoltarlo.

Non dobbiamo essere sopraffatti dallo stress per concederci un momento di silenzio.

Non dobbiamo aspettare che qualcosa si rompa per decidere che meritiamo attenzione.

Possiamo iniziare prima.

Prendersi cura di sé non dovrebbe essere soltanto qualcosa che facciamo quando non ce la facciamo più.

Può diventare qualcosa che fa parte della nostra vita proprio per aiutarci a non arrivare sempre a quel punto.

Il momento giusto potrebbe non arrivare

A volte diciamo di non avere tempo.

Ed è vero: ci sono periodi della vita in cui il tempo sembra davvero pochissimo.

Ma altre volte non è soltanto una questione di tempo.

È che siamo diventati molto bravi a mettere noi stessi dopo tutto il resto.

Prima il lavoro.

Prima la casa.

Prima gli impegni.

Prima le persone che amiamo.

Prima ciò che è urgente.

E noi, magari, domani.

Poi domani arriva e c’è qualcos’altro.

E così passano settimane, mesi, qualche volta anni, continuando a pensare che prima o poi arriverà un periodo più tranquillo.

Forse il momento giusto non arriva.

Forse, qualche volta, siamo noi a doverlo creare.

Non deve essere perfetto.

Non deve essere grande.

Deve semplicemente esistere.

Un piccolo proposito per settembre

Se proprio vogliamo fare un proposito per questo mese, allora ne sceglierei uno molto semplice:

non aspettare di essere esausti per concederci attenzione.

E magari smettere di aspettare anche la versione ideale di noi stessi.

Quella più motivata.

Più energica.

Più organizzata.

Quella che da lunedì farà finalmente tutto nel modo giusto.

Possiamo cominciare esattamente da come siamo oggi.

Con l’energia che abbiamo oggi.

Con il corpo che abbiamo oggi.

Con il tempo che riusciamo a trovare oggi.

Perché iniziare non significa promettersi che da questo momento faremo tutto perfettamente.

Significa soltanto scegliere una piccola cosa e darle spazio.

Settembre non deve essere per forza il mese in cui ricominciamo a correre.

Può essere il mese in cui impariamo a fermarci abbastanza da capire in quale direzione vogliamo davvero andare.

Da un po’ più di ascolto.

Da un po’ meno fretta.

Da uno spazio che scegliamo di dedicarci.

Non per diventare qualcuno di diverso.

Ma per ricordarci che, in mezzo a tutto ciò di cui ci occupiamo ogni giorno, ci siamo anche noi.

E se il primo passo sembra troppo piccolo per contare, forse vale la pena ricordare proprio questo:

qualsiasi passo che ti porta via dal punto in cui sei è già un progresso.

Perché prendersi cura di sé non significa fare tutto.

Significa anche smettere di rimandare noi stessi.

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